XVIII^ domenica del Tempo Ordinario

 XVIII^ domenica del Tempo Ordinario

01 Agosto 2021

GESU’  PANE DELLA VITA

Il vangelo presenta l’inizio del lungo discorso sul «pane della vita» che si apre descrivendo la folla che va alla ricerca di Gesù. La ricerca può essere orientata male, Gesù infatti ri-orienta la ricerca della gente. Il significato del brano sta proprio qui: trasformare la domanda della gente per fare emergere la domanda vera. Questa prima parte del discorso sul «pane della vita» invita a riflettere sulla natura della nostra fame e del cibo del quale ci nutriamo. La finalità della vita per molti è chiusa nell’ambito degli interessi mondani, e allora, come la folla di Cafarnao, si cerca solo il proprio interesse, prevale l’egoismo, l’arrivismo, si cerca di raggiungere e realizzare i propri sogni con qualsiasi mezzo, più o meno onesto. Però, di fronte al dolore, agli insuccessi, alle difficoltà, mancando di un punto di appoggio subentra sfiducia, pessimismo, disperazione. Chi e che cosa può salvare l’uomo? La parola e la persona di Gesù che, oggi come ieri, si offre come «pane di vita» per saziare la fame dell’uomo e assicurare una vita che va al di là della provvisorietà di quella terrena e che è in grado di offrire la pienezza della felicità.

Perdono di Assisi

Ha preso il via giovedì, con il Triduo di preparazione, il percorso di avvicinamento alla festa del Perdono di Assisi, in programma lunedì 2 agosto nel ricordo dell’indulgenza plenaria della Porziuncola voluta da san Francesco e concessa da Papa Onorio III nel 1216.
Il 1° agosto, alle 11, sarà il ministro generale dell’Ordine dei frati minori, a presiedere la celebrazione eucaristica che precederà l’apertura, alle 12, della due giorni che consentirà ai fedeli che si recano alla Porziuncola e nelle chiese parrocchiali e francescane di tutto il mondo di ottenere l’indulgenza plenaria.

I Giovedì di Santa Chiara dell’anno 2021

appuntamento il 5 agosto alle ore 21
Lettere di santa Chiara a sant’Agnese di Boemia e… a noi

I Santi della settimana

Domenica 1° agosto
S. Alfonso M. De Liguori

Mercoledì 4
Madonna dell’Apparizione
(Pellestrina)

San Giovanni M. Vianney

Venerdì 6
Trasfigurazione del Signore


Meeting 2021 a Rimini: “Il coraggio di dire «io»”

Per il programma completo visionare il sito

www.meetingrimini.org 

Meeting 2021 a Rimini: “Il coraggio di dire «io»”

Dal 20/08/2021 al 25/08/2021

Essenzialità, semplicità e sintesi.

Con il titolo “Il coraggio di dire ‘io'” il prossimo Meeting vuole essere un invito a riscoprire la consistenza e la grandezza della propria vita perché attraverso responsabilità, dialogo e creatività diventi sempre più piena e feconda.

Nel 2021 il Meeting tornerà a svolgersi nella Fiera di Rimini dopo che la Special Edition 2020 si è tenuta nel Palacongressi cittadino.
L’evento gestirà la presenza del pubblico nel rigoroso rispetto delle norme per la prevenzione della diffusione del Coronavirus, ma allo stesso tempo potenzierà l’infrastruttura digitale che ha permesso che l’edizione di quest’anno raggiungesse circa 3 milioni di persone collegate online sulle varie piattaforme.

Per il prossimo Meeting si sta sviluppando una nuova versione del sito www.meetingrimini.org ed è in fase di riprogettazione avanzata anche l’app “Meeting di Rimini”.
Quindi un Meeting che farà tesoro dell’anno “speciale” 2020 per riproporsi in versione sia fisica sia digitale.

“Il coraggio di dire ‘io'” è la radice di una vita culturale ricca e profonda è la radice di una società civile in grado di ridare vigore ai corpi intermedi come forma di una condivisione libera e responsabile – unica alternativa ad una massa di individui senza personalità, governati da un potere sempre più personalistico.

Ecco perché lo abbiamo scelto come titolo: è un invito a riscoprire la grandezza della propria vita, perché attraverso la responsabilità, il dialogo e la creatività diventi più piena e più ricca. E arricchisca la vita di tutti.

Le Mostre del Meeting 2021

Oltre 40 anni di mostre e ogni anno almeno una rimane nel cuore: una frase, un’immagine, una battuta della guida, che spalanca poi un interesse che dura nel tempo. Nei padiglioni della Fiera di Rimini non ci saranno, neanche quest’anno, le folle di un tempo, ma sarà possibile godere di tutto ciò che il Meeting proporrà anche standosene a chilometri di distanza. Le mostre saranno tutte “visitabili” in modalità virtuale. E in presenza, attraverso la prenotazione dall’App del Meeting di Rimini. Ecco quali aiuteranno ad approfondire in varie modalità il tema di quest’anno: “Il coraggio di dire io”.

ECCO LE MOSTRE:

  • VIVERE SENZA PAURA NELL’ETÀ DELL’INCERTEZZA

La mostra mette a fuoco l’irriducibilità dell’umano che, in età secolare, emerge con sorprendente evidenza. L’età in cui viviamo, segnata per molti versi da un senso di diffusa incertezza, si presenta come una grandissima opportunità per riscoprire la vera natura dell’io, la sua sete di verità, giustizia e bontà, e – al tempo stesso – l’originalità dell’avvenimento cristiano. La mostra illustra un percorso conoscitivo, nel quale nessuna domanda attinente all’umano viene censurata.

  • TOLKIEN E LA POLIFONIA DELLA CREAZIONE

pochi autori come J.R.R. Tolkien hanno saputo creare personaggi la cui storia individuale collabora in modo attivo alla “polifonia della creazione” (come recita il sottotitolo della mostra). Tre le sezioni: la prima dedicata alla vita di Tolkien; la seconda al suo pensiero sulla creatività dell’uomo in rapporto a quella di Dio; l’ultima dedicata a Il Signore degli Anelli, guardato alla luce delle prime due sezioni.

  • UNA DOMANDA CHE BRUCIA. INCONTRI E SCOPERTE NEL MONDO DELLE SERIE TV

Nel percorso proposto, una decina di personaggi di altrettante Serie Tv conducono i visitatori, attraverso video, foto, citazioni e materiali di backstage, di fronte ai temi e alle domande fondamentali che emergono da quelle produzioni.

  • TU SEI UN VALORE

La mostra è un racconto di fatti, nomi, luoghi: un uomo, un sacerdote brianzolo, fondatore di un movimento cattolico a partire diciamo dal 1954; una donna africana nata a Kampala nel 1968 si chiama Rose; una guerra civile tra le più feroci di quelle che insanguinano il continente africano, 1986; l’aids; centinaia di donne vittime degli abusi della guerra; una cava di pietra; un uragano negli Stati Uniti 2005; collane di carta; due scuole e tanti altri volti e sguardi.
Prova ora a immaginare una storia, mettiti alla regia di questi eventi, lascia che i tuoi personaggi si incontrino sulla scena dello stesso mondo da cui li abbiamo presi… Non ci riesci?
Ecco, questo sono gli eccezionali ingredienti di un flusso di storia che ci raggiunge oggi per un unico scopo: riconoscere il valore infinito che ciascuno di noi è.

  • IO, PIER PAOLO PASOLINI

curata da Casa Testori. «Pasolini è ancora così parola viva che brucia anche a quasi 50 anni di distanza, perché, per destino, si era fatto carico di una ferita collettiva», spiega Giuseppe Frangi: «La sua forza sta dunque in questa coincidenza tra piano personale e piano pubblico. Pasolini è l’intellettuale italiano che come nessun altro ha messo il proprio io al centro della sua professione storico-poetico e letteraria. Ogni sua parola è sempre il tentativo di risposta all’inquietudine che lo pervadeva». Nei video sarà la sua stessa voce a parlare ai visitatori e a raccontare il suo essere un intellettuale senza patria.

  • DISRUPTIVE. LA SFIDA DI RICOSTRUIRE

La mostra nasce da un gruppo di studenti universitari interessati a cercare e a guardare “costruttori” e – se possibile – contribuire con questo lavoro ad “una stagione nuova”. Con questo scopo si sono avvicinati a Sergio Marchionne per comprendere i motivi e i metodi con i quali ha affrontato la grave crisi della Fiat nel 2004 per poi creare e guidare fino alla sua morte nel 2018 un gruppo automobilistico internazionale. Il desiderio è quello di provocare chiunque abbia a cuore la ripartenza del nostro Paese, non perché ci sia un modello perfetto da applicare ma per l’opportunità di un confronto con una persona che è uscita dagli schemi precostituiti e ha rischiato in prima persona trovando tanti sostegni e molte obiezioni.La mostra sarà sia digitale sia in presenza a Rimini, attraverso interviste inedite a personalità tra le più autorevoli e diversificate che metteranno in luce l’audacia e le criticità di un metodo manageriale-imprenditoriale che ha voluto cogliere una sfida enorme senza eludere i problemi.

  • ALLEANZA SCUOLA LAVORO. NON È MAI TROPPO TARDI

Dopo i momenti di crisi (guerre, epidemie, crisi economiche e sociali) l’investimento che può rilanciare e storicamente ha rilanciato un Paese è quello in educazione e formazione.
Che cosa ha voluto dire investire in formazione ed educazione?
Che vuol dire farlo oggi? Come riconnettere scuola, università e mondo del lavoro?
È questo, o anche questo, che significa investire in capitale umano?

  • 120 MENO 50 UGUALE 70

Una mostra dedicata agli anniversari di Gino Cervi, Fernandel e al primo film della serie.

  • NATURA UMANA? A CHE IMMAGINE, A CHE OSCURA SOMIGLIANZA

Scopo della mostra, curata da un poeta, è offrire uno sguardo sulla immagine dell’uomo e sulla espressione della sua identità sia nel processo creativo, sia nell’effigie dell’opera.



XVII^ domenica del Tempo Ordinario

XVII^ domenica del Tempo Ordinario

25 luglio 2021

Disponibilità e condivisione

Gli apostoli Filippo e Andrea assumono un atteggiamento diverso di fronte alla richiesta di Gesù di dare da mangiare alla folla. Gesù provoca Filippo chiedendogli dove si può comperare del pane per la folla. Con questa provocazione, Gesù rende manifesti i pensieri di Filippo che si rivelano dominati da una logica sbagliata. Filippo rinuncia a intervenire non perché non sia generoso, ma perché pensa che anche se fosse così ricco da poter regalare duecento delle sue giornate lavorative – questo significano i duecento denari – non riuscirebbe a dare un pezzo di pane a ciascuna di quelle persone. Secondo Filippo i problemi della gente sono soprattutto questione di «mezzi» e, in questa logica, non potendo accon­tentare tutti rinuncia in partenza ad agire. Le parole di Andrea manifestano invece una maggiore fiducia in quello che Gesù può fare: C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci. Questi pochi pani e pesci messi nelle mani di Gesù dalla fede incerta e traballante di Andrea diventano la base per saziare la folla.

 Domenica 25 luglio

1^ Giornata mondiale
dei nonni e degli anziani

I NONNI, ANELLO DI CONGIUNZIONE TRA GENERAZIONI

“Una famiglia che non rispetta e non ha cura dei suoi nonni, che sono la sua memoria viva, è una famiglia disintegrata; invece una famiglia che ricorda è una famiglia che ha futuro… In una civiltà in cui non c’è posto per gli anziani o sono scartati perché creano problemi, questa società porta con sé il virus della morte”

(Papa Francesco: Amoris laetitia)

I Giovedì di Santa Chiara
dell’anno 2021

appuntamento alle  ore 21
29 luglio: restiamo in compagnia di
Santa Camilla Battista da Varano (1458-1524)

I Santi della settimana

Lunedì 26: Ss. Gioacchino e Anna
Genitori della Vergine Maria

Giovedì 29: Ss. Marta, Maria e Lazzaro

Sabato 31:S. Ignazio di Loyola
Fondatore della Compagnia di Gesù (Gesuiti)

Domenica 1° agosto: S.Alfonso M. De Liguori

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
IN OCCASIONE DELLA
I GIORNATA MONDIALE DEI NONNI E DEGLI ANZIANI

“Io sono con te tutti i giorni”

Cari nonni, care nonne!

“Io sono con te tutti i giorni” (cfr Mt 28,20) è la promessa che il Signore ha fatto ai discepoli prima di ascendere al cielo e che oggi ripete anche a te, caro nonno e cara nonna. A te. “Io sono con te tutti i giorni” sono anche le parole che da Vescovo di Roma e da anziano come te vorrei rivolgerti in occasione di questa prima Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani: tutta la Chiesa ti è vicina – diciamo meglio, ci è vicina –, si preoccupa di te, ti vuole bene e non vuole lasciarti solo!

So bene che questo messaggio ti raggiunge in un tempo difficile: la pandemia è stata una tempesta inaspettata e furiosa, una dura prova che si è abbattuta sulla vita di ciascuno, ma che a noi anziani ha riservato un trattamento speciale, un trattamento più duro. Moltissimi di noi si sono ammalati, e tanti se ne sono andati, o hanno visto spegnersi la vita dei propri sposi o dei propri cari, troppi sono stati costretti alla solitudine per un tempo lunghissimo, isolati.

Il Signore conosce ognuna delle nostre sofferenze di questo tempo. Egli è accanto a quanti vivono l’esperienza dolorosa di essere messi da parte; la nostra solitudine – resa più dura dalla pandemia – non gli è indifferente. Una tradizione narra che anche San Gioacchino, il nonno di Gesù, fu allontanato dalla sua comunità perché non aveva figli; la sua vita – come quella della sua sposa Anna – era considerata inutile. Ma il Signore gli mandò un angelo per consolarlo. Mentre egli, rattristato, rimaneva fuori dalle porte della città, gli apparve un inviato del Signore per dirgli: “Gioacchino, Gioacchino! Il Signore ha esaudito la tua insistente preghiera”. [1] Giotto, in un suo famoso affresco, [2] sembra collocare la scena di notte, una di quelle tante nottate insonni, popolate di ricordi, preoccupazioni e desideri alle quali molti di noi siamo abituati.

Ma anche quando tutto sembra buio, come in questi mesi di pandemia, il Signore continua ad inviare angeli a consolare la nostra solitudine e a ripeterci: “Io sono con te tutti i giorni”. Lo dice a te, lo dice  me, a tutti. È questo il senso di questa Giornata che ho voluto si celebrasse per la prima volta proprio in quest’anno, dopo un lungo isolamento e una ripresa della vita sociale ancora lenta: che ogni nonno, ogni anziano, ogni nonna, ogni anziana – specialmente chi tra di noi è più solo – riceva la visita di un angelo!

Alcune volte essi avranno il volto dei nostri nipoti, altre dei familiari, degli amici di sempre o di quelli che abbiamo conosciuto proprio in questo momento difficile. In questo periodo abbiamo imparato a comprendere quanto siano importanti per ognuno di noi gli abbracci e le visite, e come mi rattrista il fatto che in alcuni luoghi queste non siano ancora possibili!

Il Signore, però, ci invia i suoi messaggeri anche attraverso la Parola di Dio, che Egli mai fa mancare alla nostra vita. Leggiamo ogni giorno una pagina del Vangelo, preghiamo con i Salmi, leggiamo i Profeti! Rimarremo commossi della fedeltà del Signore. La Scrittura ci aiuterà anche a comprendere quello che il Signore chiede alla nostra vita oggi. Egli, infatti, manda gli operai nella sua vigna ad ogni ora del giorno (cfr Mt 20,1-16), in ogni stagione della vita. Io stesso posso testimoniare di aver ricevuto la chiamata a diventare Vescovo di Roma quando avevo raggiunto, per così dire, l’età della pensione e già immaginavo di non poter più fare molto di nuovo. Il Signore sempre è vicino a noi, sempre, con nuovi inviti, con nuove parole, con la sua consolazione, ma sempre è vicino a noi. Voi sapete che il Signore è eterno e non va mai in pensione, mai.

Nel Vangelo di Matteo, Gesù dice agli Apostoli: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (28,19-20). Queste parole sono rivolte anche a noi oggi e ci aiutano a comprendere meglio che la nostra vocazione è quella di custodire le radici, trasmettere la fede ai giovani e prendersi cura dei piccoli. Ascoltate bene: qual è la vocazione nostra oggi, alla nostra età? Custodire le radici, trasmettere la fede ai giovani e prendersi cura dei piccoli. Non dimenticate questo.

Non importa quanti anni hai, se lavori ancora oppure no, se sei rimasto solo o hai una famiglia, se sei diventato nonna o nonno da giovane o più in là con gli anni, se sei ancora autonomo o se hai bisogno di essere assistito, perché non esiste un’età per andare in pensione dal compito di annunciare il Vangelo, dal compito di trasmettere le tradizioni ai nipoti. C’è bisogno di mettersi in cammino e, soprattutto, di uscire da sé stessi per intraprendere qualcosa di nuovo.

C’è, dunque, una vocazione rinnovata anche per te in un momento cruciale della storia. Ti chiederai: ma come è possibile? Le mie energie vanno esaurendosi e non credo di poter fare molto. Come posso incominciare a comportarmi in maniera differente quando l’abitudine è divenuta la regola della mia esistenza? Come posso dedicarmi a chi è più povero quando ho già tanti pensieri per la mia famiglia? Come posso allargare il mio sguardo se non mi è nemmeno consentito uscire dalla residenza in cui vivo? La mia solitudine non è un macigno troppo pesante? Quanti di voi si fanno questa domanda: la mia solitudine non è un macigno troppo pesante? Gesù stesso si è sentito rivolgere una domanda di questo tipo da Nicodemo, il quale gli chiese: «Come può nascere un uomo quando è vecchio?» (Gv 3,4). Ciò può avvenire, risponde il Signore, aprendo il proprio cuore all’opera dello Spirito Santo che soffia dove vuole. Lo Spirito Santo, con quella libertà che ha, va dappertutto e fa quello che vuole.

Come ho più volte ripetuto, dalla crisi in cui il mondo versa non usciremo uguali: usciremo migliori o peggiori. E «voglia il Cielo che […] non sia stato l’ennesimo grave evento storico da cui non siamo stati capaci di imparare – siamo duri di testa noi! –. Che non ci dimentichiamo degli anziani morti per mancanza di respiratori […]. Che un così grande dolore non sia inutile, che facciamo un salto verso un nuovo modo di vivere e scopriamo una volta per tutte che abbiamo bisogno e siamo debitori gli uni degli altri, affinché l’umanità rinasca» (Enc. Fratelli tutti, 35). Nessuno si salva da solo. Debitori gli uni degli altri. Fratelli tutti.

In questa prospettiva, vorrei dirti che c’è bisogno di te per costruire, nella fraternità e nell’amicizia sociale, il mondo di domani: quello in cui vivremo – noi con i nostri figli e nipoti – quando la tempesta si sarà placata. Tutti «dobbiamo essere parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle società ferite» (ibid., 77). Tra i diversi pilastri che dovranno sorreggere questa nuova costruzione ce ne sono tre che tu, meglio di altri, puoi aiutare a collocare. Tre pilastri: i sogni, la memoria e la preghiera. La vicinanza del Signore donerà la forza per intraprendere un nuovo cammino anche ai più fragili tra di noi, per le strade del sogno, della memoria e della preghiera.

Il profeta Gioele pronunciò una volta questa promessa: «I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (3,1). Il futuro del mondo è in questa alleanza tra i giovani e gli anziani. Chi, se non i giovani, può prendere i sogni degli anziani e portarli avanti? Ma per questo è necessario continuare a sognare: nei nostri sogni di giustizia, di pace, di solidarietà risiede la possibilità che i nostri giovani abbiano nuove visioni, e si possa insieme costruire il futuro. È necessario che anche tu testimoni che è possibile uscire rinnovati da un’esperienza di prova. E sono sicuro che non sarà l’unica, perché nella tua vita ne avrai avute tante e sei riuscito a uscirne. Impara anche da quella esperienza a uscirne adesso.

I sogni sono, per questo, intrecciati con la memoria. Penso a quanto è preziosa quella dolorosa della guerra e a quanto da essa le nuove generazioni possono imparare sul valore della pace. E sei tu a trasmettere questo, che hai vissuto il dolore delle guerre. Ricordare è una vera e propria missione di ogni anziano: la memoria, e portare la memoria agli altri. Edith Bruck, che è sopravvissuta al dramma della Shoah, ha detto che «anche illuminare una sola coscienza vale la fatica e il dolore di tenere vivo il ricordo di quello che è stato – e continua –. Per me la memoria è vivere». [3] Penso anche ai miei nonni e a quanti di voi hanno dovuto emigrare e sanno quanto è faticoso lasciare la propria casa, come fanno ancora oggi in tanti alla ricerca di un futuro. Alcuni di loro, forse, li abbiamo accanto e si prendono cura di noi. Questa memoria può aiutare a costruire un mondo più umano, più accogliente. Ma senza la memoria non si può costruire; senza delle fondamenta tu mai costruirai una casa. Mai. E le fondamenta della vita sono la memoria.

Infine la preghieraCome ha detto una volta il mio predecessore, Papa Benedetto, santo anziano che continua a pregare e a lavorare per la Chiesa, disse così: «La preghiera degli anziani può proteggere il mondo, aiutandolo forse in modo più incisivo che l’affannarsi di tanti». [4] Questo lo ha detto quasi alla fine del suo pontificato, nel 2012. È bello. La tua preghiera è una risorsa preziosissima: è un polmone di cui la Chiesa e il mondo non possono privarsi (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 262). Soprattutto in questo tempo così difficile per l’umanità, mentre stiamo attraversando, tutti sulla stessa barca, il mare tempestoso della pandemia, la tua intercessione per il mondo e per la Chiesa non è vana, ma indica a tutti la serena fiducia di un approdo.

Cara nonna, caro nonno, nel concludere questo mio messaggio, vorrei indicare anche a te l’esempio del Beato – e prossimamente santo – Charles de Foucauld. Egli visse come eremita in Algeria e in quel contesto periferico testimoniò «la sua aspirazione a sentire qualunque essere umano come un fratello» (Enc. Fratelli tutti, 287). La sua vicenda mostra come sia possibile, pur nella solitudine del proprio deserto, intercedere per i poveri di tutto il mondo e diventare davvero un fratello e una sorella universale.

Chiedo al Signore che, anche grazie al suo esempio, ciascuno di noi allarghi il suo cuore e lo renda sensibile alle sofferenze degli ultimi e capace di intercedere per loro. Che ciascuno di noi impari a ripetere a tutti, e in particolare ai più giovani, quelle parole di consolazione che oggi abbiamo sentito rivolte a noi: “Io sono con te tutti i giorni”. Avanti e coraggio! Che il Signore vi benedica.

Roma, San Giovanni in Laterano, 31 maggio, festa della Visitazione della B.V. Maria

FRANCESCO


XVI^ domenica del Tempo Ordinario

XVI^ domenica del Tempo Ordinario

18 luglio 2021

Venite e riposatevi un po’

Venite in disparte e riposatevi un po’. Questo invito di Gesù agli apostoli ritornati dalla missione vale anche per noi. Il silenzio interiore, il dialogo con Dio dovrebbe diventare una buona «abitudine», un momento frequente – o meglio quotidiano – nell’esistenza cristiana, per verificarla e farla ripartire nella luce e nella forza di Cristo. Spesso sono «le tante cose da fare» che mandano avanti la vita dell’uomo, e quando queste vengono meno – per l’età o per la salute – si va in crisi, ci si sente inutili. Proprio per evitare questo rischio è necessario imparare a fermarsi, far silenzio dentro di sé per ritrovare sé stessi, per non dimenticare chi o che cosa guida la vita, qual è la mèta verso cui si è diretti, qual è il cammino che si sta percorrendo. Isolarsi un poco dal mondo in cui si vive per ritornarvi in modo più profondo e autentico. Il fermarsi a riflettere per ricuperare sé stessi aiuta a ritrovare il gusto delle cose semplici, fa trovare il coraggio di liberarsi da schiavitù inutili, fa capire che è più importante preoccuparci della qualità delle nostre azioni che non del numero delle iniziative che riusciamo a mandare avanti.

I Giovedì di Santa Chiara
dell’anno 2021

appuntamento 22 luglio alle ore 21

…di generazione in generazione:
santa Camilla Battista da Varano (1458-1524)

I Santi della settimana

Giovedì 22:
S.Maria Maddalena
Dopo averle placato le lacrime,
Gesù affida alla Maddalena
la missione di annunciare la sua Risurrezione.

 

Venerdì 23:
S.Brigida
patrona d’Europa

Maria con mani grandi

I vecchi marinai hanno trovato pipe chioggiotte, cocci antichi, palle di cannone e altri mille relitti in fondo alla laguna. Tra questi, si racconta, anche una strana e bella Madonnina di terracotta. Si trova sopra il primo altare di destra ad Ognissanti, a Pellestrina. E pare sia stata messa lì in alto perché le sue mani grosse non erano conformi all’iconologia mariana. A me piace da morire. Immagino il dialogo nelle famiglie dei pescatori quel giorno: “Allora, caro, com’è andata la pesca?” “Bene cara, abbiamo pescato la Madonna”. Immagino lo stupore, la meraviglia… e poi quelle mani grosse, sproporzionate. Perché Maria a Pellestrina ha sempre usato le mani, anche quando ha afferrato per il polso il giovane Natalino la mattina del 4 agosto 1716. Anche quando ha afferrato le nostre vite. Una presa salda che non vuole, e ne siamo grati, lasciare mai la presa.
GS


XV^ domenica del Tempo Ordinario

XV^ domenica del Tempo Ordinario

11 luglio 2021 - S. Benedetto patrono d’Europa

SCELTI E CHIAMATI PER LA MISSIONE

Siamo figli di Dio e non del caso, siamo scelti e benedetti da Dio.
Il disegno di Dio si è fatto visibile nella nostra storia personale con il battesimo, gli altri sacramenti, e tutta la vita della Chiesa.
L’opera di Gesù prosegue attraverso coloro che egli ha chiamato ad essere partecipi della sua azione: scelti dal nulla e dalla vita normale, come i profeta Amos e gli apostoli.
Come tante persone che conosciamo: il papa, il nostro vescovo, i sacerdoti.
Tutti noi, ciascuno con il proprio compito: sacerdote, genitore, educatore. La vita è una chiamata per la missione.

I Giovedì di Santa Chiara
dell’anno 2021

15 luglio alle ore 21

restiamo in compagnia di S. Caterina
ascoltando alcune sue Laudi
e altre Laudi cantate.

Migranti:

Cei, tutta la Chiesa italiana
in preghiera  l’11 luglio
per le vittime del mare

 Li mandò due a due

Gesù invia i Dodici ad annunciare «la Parola». Sono mandati due a due al fine di dare più valore alla loro testimonianza. Gesù li invita a uno stile di vita povero per far risaltare che la vera ricchezza è Lui e la sua Parola. I discepoli non portano avanti un loro progetto personale, ma il progetto di Gesù; essi non rappresentano sé stessi, ma un «Altro». Gesù fa’ capire agli apostoli che devono mettere in conto anche l’eventualità dell’insuccesso; egli stesso l’ha sperimentato più volte, e con amarezza. Essi non devono scomporsi di fronte al rifiuto, il vangelo non si può imporre con la forza, l’uomo dinanzi alla «Parola» rimane libero di scegliere. Il compito del missionario è seminare «la Parola», non gli è garantito il successo. Il comando riguardante la polvere dei calzari da scuotere, laddove non è accolto il vangelo, non va inteso come una forma di maledizione o di condanna, ma serve a rilevare la gravità del rifiuto, l’occasione sprecata…

Secondo l’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim), nei primi cinque mesi dell’anno sono morte nel Mediterraneo centrale 632 persone (+200% rispetto allo scorso anno), di cui 173 accertate e 459 disperse. Sono più di quattro al giorno, a cui vanno aggiunte le vittime di altre rotte del mare, tra cui quella delle Canarie che ha avuto una tremenda escalation nell’ultimo anno, e i tanti morti lungo il deserto del Sahara, in Libia o nei Balcani.

La CEI: in tutte le parrocchie preghiera per i migranti morti.

La Presidenza della Conferenza episcopale italiana ha invitato le comunità ecclesiali a pregare per le persone migranti, in particolare per quelle che hanno perso la vita nella traversata nel Mar Mediterraneo.
La proposta è quella di leggere in tutte le parrocchie la seguente preghiera dei fedeli, domenica 11 luglio, in occasione della festa di san Benedetto, patrono d’Europa:

«Per tutti i migranti e, in particolare, per quanti tra loro hanno perso la vita in mare, naviganti alla ricerca di un futuro di speranza. Risplenda per loro il tuo volto, o Padre, al di là delle nostre umane appartenenze e la tua benedizione accompagni tutti in mezzo ai flutti dell’esistenza terrena verso il porto del tuo Regno. Al cuore delle loro famiglie, che non avranno mai la certezza di ciò che è successo ai loro cari, Dio sussurri parole di consolazione e conforto. Lo Spirito Santo aleggi sulle acque, affinché siano fonte di vita e non luogo di sepoltura, e illumini le menti dei governanti perché, mediante leggi giuste e solidali, il Mare Nostrum, per intercessione di san Benedetto, patrono d’Europa, sia ponte tra le sponde della terra, oceano di pace, arco di fratellanza di popoli e culture. Preghiamo».

L’iniziativa di preghiera è ispirata dalle parole di papa Francesco, pronunciate nelle domeniche del 13 giugno e del 20 giugno, durante la preghiera dell’Angelus, che ci richiamano a guardare con lucidità alle tragedie che continuano a verificarsi nel Mare Nostrum. «Il Mediterraneo – ha detto il Papa il 13 giugno – è diventato il cimitero più grande dell’Europa». Aggiungendo nella domenica successiva (20 giugno): «Apriamo il nostro cuore ai rifugiati; facciamo nostre le loro tristezze e le loro gioie; impariamo dalla loro coraggiosa resilienza!».


XIV^ domenica del Tempo Ordinario

XIV^ domenica del Tempo Ordinario

4 luglio 2021

 UNA SCOPERTA SEMPRE NUOVA

‘Sappiamo già di cosa si tratta’: è una frase che ci allontana dal Vangelo con la mente e con il cuore.
E’ bello invece, ogni volta, metterci con curiosità e desiderio di fronte a Cristo, per scoprire la sua persona e accogliere la verità della vita.
Scoprire il Vangelo, con il racconto della sua vita e il suo insegnamento.
E formare un giudizio compiutamente umano sulla vita, sull’uomo e sulla donna, sulla famiglia, sulla educazione.
Gesù maestro ci rende liberi di fronte a ideologie, false verità, inganni.
Seguiamo i maestri e i testimoni della fede.

I Giovedì di Santa Chiara
dell’anno 2021
appuntamento alle ore 21

  • 1 luglio: Chiara e la sua nuova “famiglia”, di generazione in generazione…
  • 8 luglio: …di generazione in generazione: santa Caterina da Bologna, (1413-1463) presente tra noi anche con una importante reliquia del suo corpo
  • 15 luglio: restiamo in compagnia di s. Caterina ascoltando alcune sue Laudi e altre Laudi cantate
  • 22 luglio: …di generazione in generazione: santa Camilla Battista da Varano (1458-1524)
  • 29 luglio: restiamo in compagnia di santa Camilla Battista
  • 5 agosto: Lettere di santa Chiara a sant’Agnese di Boemia e… a noi

I Santi della settimana

Martedì 6 luglio:

Santa Maria Goretti
Nasce il 16 ottobre del 1890
a Corinaldo, muore martire
il 6 luglio 1902 a Nettuno.
E’ patrona della gioventù.

 

Domenica 11 luglio

San Benedetto patrono d’Europa
Nasce a Norcia nel 480 circa
Muore a Montecassino il 21 marzo 547.
Dà inizio in occidente all’esperienza monastica e fonda l’Ordine dei Benedettini.

Era per loro motivo di scandalo

Gesù si reca nella sinagoga di Nazareth e comincia a insegnare. Annuncia che il Regno di Dio è presente fra gli uomini e che accogliendo l’appello alla conversione possono farne parte. Di fronte a queste parole i compaesani reagiscono in modo positivo: riconoscono che Gesù parla con sapienza e che le sue mani compiono prodigi, riconoscono che le sue parole e azioni gli sono state date da qualcun altro: Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Di qui la conclusione: Dio agisce attraverso Gesù, attraverso il carpentiere, il figlio di Maria. A questo punto però lo stupore positivo diventa scandalo e si rifiutano di riconoscere in Gesù il Messia: è uno di loro, conoscono madre e parenti. Gesù è motivo di scandalo per le sue origini umane, ma egli dà scandalo, cioè mette alla prova, anche per altri motivi: si reca nella sua patria solo dopo aver visitato altri villaggi, si reca tra i suoi familiari, ma porta con sé la sua nuova famiglia, i discepoli. Gesù vuol bene ai suoi parenti ma dice loro che non è sufficiente il vincolo di sangue, occorre il legame che nasce dalla fede in lui. I compaesani lo accettano come uomo, ma non come inviato di Dio. Accettano una parte del mistero della sua persona, ma lo rifiutano nella sua integralità. Questa situazione si ripresenta anche oggi: Gesù Cristo grande uomo sì, ma Dio no; Gesù Cristo sì, la Chiesa no. E così Gesù è fatto a pezzi. Non ci possono essere mezze misure: o si accetta tutto o si rifiuta tutto. Quando poi non si osa rifiutare Gesù e la sua verità, si cerca di addomesticarla, di addolcire il vangelo, di ridurlo agli schemi della nostra saggezza umana, e così diventa sale insipido. Il vangelo va preso così come è, senza addolcimenti e con la capacità di mettere in gioco noi stessi su quella parola. Solo così si ha quella piena accettazione di Cristo che nel linguaggio del vangelo si chiama «fede».

 

d.G.

Grazie

Quante volte un genitore pone al suo bambino, dopo che ha ricevuto un favore, la domanda: “Che cosa si dice?” “Grazie” risponde prontamente  il bambino.
Non c’è bisogno che alcuno mi chieda, in questa circostanza: “Che cosa si dice?” perché veramente grande è stato l’affetto e gli altri segni ricevuti in occasione del mio 50.mo di sacerdozio. Ha lasciato stupito me, ma anche il Vescovo, la partecipazione numerosa e attenta di moltissime persone. Io ho desiderato ricordare questo giorno anniversario, non tanto per mettermi al centro di una storia, ma per condividere con tutti la bellezza e la grandezza con cui il Signore è intervenuto in questa storia. Consapevole che di propriamente mio c’è solo il limite e il peccato, e che tutto il resto è grazia, desidero ringraziare tutte le persone che ho visto in azione in questa circostanza: dal Vescovo a don Gastone con gli altri sacerdoti, dalle Suore al Coro, dalle persone del Consiglio Pastorale alle Catechiste, dalle Clarisse ai bambini, da chi ha preparato il rinfresco a chi ha preparato e servito la cena, dalle persone che hanno contribuito con la loro offerta a chi ha confezionato la Casula. Certe ore, certi giorni il Signore ce li dona per rinnovare il cuore e la vita. Questa celebrazione segni per ognuno di noi un passo in avanti per le nostre persone e per la nostra Comunità!!